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17.03.2017

Gioia autentica da outsider

C’è grande gioia negli occhi e nel cuore dei tifosi bianconeri.

Anche se Chiesa e compagni hanno superato “solo” lo scoglio dei quarti di finale, parliamo di una delle soddisfazioni più intense e più autentiche della storia dell’Hockey Club Lugano. Dopo un autunno e un inverno tormentati e sotto il fuoco di fila di critiche anche feroci, talvolta sotto la cintura, i bianconeri hanno vinto contro uno Zurigo favoritissimo e ambiziosissimo con le armi dell’etica del lavoro, dell’umiltà, del sacrificio, della solidarietà, dello spirito di gruppo. Esattamente il contrario delle frasi fatte più dure a morire con cui spesso vengono dipinti il club e la squadra. Forse su questi punti qualcuno dovrà ricredersi.

Ma c’è di più. Il Lugano ha vinto schierando regolarmente e con ruoli importanti e preziosi Elvis Merzlikins, Massimo Ronchetti, Riccardo Sartori, Alessio Bertaggia, Luca Fazzini, Giovanni Morini, Matteo Romanenghi e Raffaele Sannitz. Otto giocatori DOC del proprio settore giovanile. Quanti altri club lo hanno fatto nell’hockey moderno? Nessuno si offenderà se a questa lista aggiungiamo anche Julien Vauclair e Alessandro Chiesa, approdati alla Resega in età Juniores Elite. E anche Elia Riva ha giocato qualche scampolo della sfida contro i Lions.

Forse mai sino ad ora il Lugano aveva vinto una serie di playoff da outsider, da pastorello Davide armato della fede in sé stesso e nei suoi valori contro il gigante Golia. Questa volta è successo e, forse, è proprio questa sensazione nuova ad essere così inebriante. Quelli che hanno la memoria lunga leggono nei risultati di questi giorni la vendetta della sconfitta contro lo Zurigo di Arno del Curto nel 1992.

E ora sotto con il Berna, per la rivincita della finale playoff della scorsa primavera. Non nascondiamocelo. I favori del pronostico sono dalla parte dei campioni svizzeri in carica.

Ma l’hockey operaio di questo Lugano e l’ambiente straordinario vissuto alla Resega durante i quarti di finale sono un tesoro prezioso.


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