1995

1995-2000

Il campionato 1995/96 si apre con un avvenimento che passerà alla storia: l'inaugurazione della tanto desiderata nuova pista della Resega, avvenuta il 25 settembre 1995 con la prima di campionato fra Lugano e Losanna. Dopo l'indimenticabile festa però iniziano i tempi duri e a ottobre il club si separa per mancanza di risultati da Lahtinen. John Slettvoll torna allora in panchina ma questa volta l'arma non si rivela vincente. Il Lugano conclude il campionato solo al 7. rango e nei playoff viene subito eliminato, guarda caso ancora dal Kloten.

Oltre che per l'inaugurazione della Resega, la stagione 1995/1996 sarà ricordata per il triste destino toccato al difensore bianconero Pat Schafhauser che la sera del 5 dicembre 1995, sulla pista di Davos, va a sbattere violentemente contro la balaustra procurandosi una lesione del midollo spinale che lo costringe sulla sedia a rotelle. Dopo questo incidente viene costituita su iniziativa del Lugano la Fondazione Pat Schafhauser, ideata allo scopo di creare un fondo per eventuali infortuni di gioco.

Per la stagione 1996/1997 occorrono nuovi stimoli e il Lugano chiama alla transenna una vecchia conoscenza dell'hockey bianconero: Mats Waltin, reduce da due stagioni alla guida del Davos. Con lui arriva un altro grande svedese, Michael Nylander che lascia i Calgary Flames (NHL) per indossare la maglia bianconera. Parte invece per motivi professionali colui che con Kenta resterà per sempre nel cuore dei tifosi luganesi, ovvero Jörg Eberle. Il campionato è abbastanza deludente nella prima fase. Poi la squadra cresce, ispirata da Nylander e rinforzata dal russo Pavel Torgaev, sconfigge finalmente lo spauracchio Kloten prima di essere battuta nella semifinale dei playoff dal Berna di Gaetano Orlando.

La tifoseria ha fame di vittorie e la società appronta una campagna acquisti da protagonista. Oltre ai promettenti giurassiani Julien e Geoffrey Vauclair, arrivano il nazionale Patrick Fischer, Andy Näser, il canadese Todd Elik, croce e delizia dentro e fuori dal ghiaccio, lo svedese pluri-campione Peter Andersson, Trevor Meier, Rolf Ziegler e ritorna dal Canada lo svizzero-canadese Mark Astley. Fra le partenze da notare quelle dei tre stranieri Lebeau, Torgaev e Nylander. La stagione comincia però male e a novembre Waltin viene sostituito da Jim Koleff che era venuto a Lugano in qualità di direttore sportivo.  Jim riporta la squadra nelle prime posizioni della classifica ma non riesce a salvare la stagione con la squadra bianconera eliminata al primo turno dei playoff dal Davos, ancora una volta dopo i tiri di rigori alla Resega. Grande soddisfazione invece per Julien Vauclair, draftato addirittura dai prestigiosi Ottawa Senators.

A Lugano si vuole tornare a vincere e per farlo Jim Koleff chiama due uomini di grande esperienza a lui ben noti: Gaetano Orlando e Misko Antisin: da Berna arrivano anche Régis Fuchs e Gaetan Voisard. Per aiutare il reparto difensivo e Lars Weibel, ecco il primo portiere straniero della storia bianconera: Cristobal Huet, un giovane francese pronto ad esplodere.

In previsione del futuro ottenimento del passaporto rossocrociato il Lugano fa suo inoltre Igor Fedulov, capocannoniere della LNB. Fra le partenze quella di Sjödin, per anni anima della difesa bianconera. La regular season è all'insegna dell'incostanza anche per gli infortuni alla mano che colpiscono Orlando, sostituito da Bill Mc Dougall.

All'inizio dei playoff l'organico è però al completo e in grande forma. Il Lugano soffre con il Davos, elimina alla grande e con una difesa e un portiere quasi insuperabili i campioni in carica dello Zugo e si prepara ad affrontare in finale l'Ambrì, protagonista di una regular season da record. Il Ticino è in fibrillazione e l'aria del derby si sente in ogni dove. Grazie alla maggior freschezza ed esperienza, il Lugano edizione 1998/1999 conquista il suo quinto titolo nazionale il 5 aprile 1999 alla Valascia, superando i cugini in cinque partite e andando a vincere in valle ben 3 incontri su 3! Protagonisti di questa splendida impresa tutti i giocatori, ma un gradino più in alto troviamo sicuramente il portiere Huet, il difensore e capitano Andersson e l'indistruttibile Orlando che a 36 anni chiude la sua strepitosa carriera.

La stagione 1999/2000 offre ai tifosi bianconeri serate memorabili e di grande spettacolo. Il Lugano domina in lungo e in largo la regular season, chiusa con 68 punti all'attivo e ben undici di vantaggio sul secondo classificato. Ma la vera impresa la squadra bianconera, rafforzatasi in particolare con Philippe Bozon, Christian Dubé, già prima scelta dei New York Rangers nel 1996, Oliver Keller e dopo Natale anche Wes Walz la compie in Eurolega dove, dopo aver sconfitto alla Resega per 3-1 la Dynamo Mosca e ai rigori gli Ice Tigers di Norimberga approda al Semifinal Round. Gli uomini di Koleff vincono la sfida casalinga con lo Slovan Bratislava e, in una partita dalle mille emozioni, espugnano al ritorno anche la pista dei campioni slovacchi per 6-5. La serietà e la professionalità del club portano a Lugano il Top Four Final, il girone finale a quattro per laureare la squadra campione d'Europa e, in una Resega in fibrillazione davanti a 24'000 spettatori in quattro partite, i russi del Metallurg Magnitogorsk capitanati da Gomoljako fanno il bis battendo in finale lo Sparta Praga. Proprio i campioni cechi avevano fatto svanire la sera prima all'overtime il sogno bianconero. Una partita fantastica risolta dal ceco Vujtek dopo che il Lugano aveva più volte sfiorato il gol della vittoria.

La straordinaria avventura europea lascia però il segno nelle gambe e nella mente dei giocatori. I playoff si aprono con i facili successi su Friburgo e Ambrì ma in finale con gli ZSC Lions il Lugano cala vistosamente. Le partite sono tiratissime, Andersson è a letto con l'angina e nonostante gli spunti di Dubé e Bozon, il Lugano s'inchina all'Hallenstadion in "gara 6" quando a 10 secondi dalla sirena Plavsic insacca il gol del 4-3, favorito da un fallo di Christian Weber sul portiere Huet non ravvisato dall’arbitro Bertolotti. Zurigo campione svizzero e Lugano protagonista di un'annata splendida pur senza titoli da aggiungere in bacheca.



Indietro